Oscar Chichoni

Fra gli illustratori contemporanei, Oscar Chichoni è uno dei più strabilianti. La sua opera rapisce lo spettatore non solo per gli schemi formali ma anche per la sfida che rappresentano i suoi soggetti. La potenza espressiva e l'uso eccezionale dei colori e delle trame, aprono nuove finestre su mondi in cui la macchina e il corpo si fondono, in cui la ruggine e il metallo trionfano e la figura umana raggiunge nuove dimensioni.
Nato nel 1957 a Corral de Bustos, un desolato villaggio delle Pampas argentine, Chichoni è un illustratore autodidatta. La passione per il disegno e per i fumetti non tarda a manifestarsi e Chichoni inizia a lavorare sull'anatomia e sulla composizione. Pubblica i suoi primi lavori a 17 anni per la Record, una casa editrice di Buenos Aires e i suoi fumetti vengono affiancati a quelli di disegnatori come Alberto Breccia, Juan Zanotto e Juan Giménez.
In seguito decide di sviluppare il suo interesse per la pittura. I due anni trascorsi come apprendista presso il pittore Álvaro Izurieta rappresentano una consistente evoluzione. Chichoni migliora la propria conoscenza del colore e della composizione e scopre materiali diversi da quelli che normalmente utilizza. In questo periodo inizia a dare forma al proprio stile personale e a realizzare copertine per le Edizioni Minotauro e la rivista Fierro, diventando famoso in tutto il mondo.
A metà degli anni ’80 si trasferisce in Europa, dove lavora unicamente come illustratore, ricevendo svariati premi. Collabora con diverse case editrici, in particolar modo per Mondadori in Italia, e le sue opere vengono riprodotte su riviste e libri in tutto il mondo.
In questi ultimi anni, Chichoni ha dedicato il suo impegno sia all'illustrazione, sia al lavoro di conceptual creator per il cinema, campo nel quale ha avuto modo di esplorare nuovi aspetti legati al design e all'illustrazione preproduzione. I suoi lavori in questo campo gli hanno portato un Academy Award come art director del film Restoration.

Oscar Chichoni si racconta

«Non sono particolarmente preoccupato quando devo creare un'immagine, né sono vittima del mitologico terrore della pagina bianca. A dire il vero, non credo molto in queste cose. È solo una questione di esercizio. Il metodo che utilizzo consiste nel generare una grossa quantità di idee senza schemi prefissati, per poi usarne una, prima o poi, nel mio lavoro. Più alleni la tua creatività, meglio funziona, come un muscolo. Naturalmente, per creare una bella immagine è fondamentale possedere qualche capacità come disegnatore, saper almeno convogliare le idee con facilità ed evitare l'handicap di una mano malferma che ostacolerebbe il flusso di immagini che dobbiamo trasferire sulla pagina bianca. Naturalmente questo problema può essere risolto esercitandosi e studiando. La verità è che non sarai mai in grado di disegnare perfettamente, almeno nel mio caso, così io stesso ho bisogno di esercitarmi e di studiare costantemente.

Credo che la figura umana sia la cosa più difficile da disegnare, ma è quella su cui dobbiamo maggiormente concentrare i nostri sforzi, poiché sarà il battesimo del fuoco di ogni artista. Il motivo è semplice: se disegniamo qualche cavallo, per esempio, piacerà alla maggior parte degli osservatori anche se abbiamo commesso qualche errore di anatomia o di proporzioni. Saremo criticati, per nostra sfortuna, solo dalle persone che davvero conoscono bene i cavalli. D'altra parte, se disegniamo degli esseri umani e facciamo gli stessi errori, saremo criticati da tutti, dato che tutti conosciamo bene com'è fatto un uomo e siamo sensibili a ogni minima variazione del corpo o del viso. Se riesci a disegnare nel modo giusto una figura umana, non ci sarà mai nulla di troppo difficile, che sia un essere vivente o meno.

Quando creo un'illustrazione, cerco di liberarmi di ogni intenzione di "dire qualcosa" (sebbene possa sembrare un po' presuntuoso) e lascio che il mio subconscio detti una specifica forma o un'atmosfera. Poi, con la mano, cerco di seguire queste idee apparentemente informi. Dopo un po', quando scopro il loro significato, aggiungo qualche dettaglio che aiuta a definire la loro "storia". Dopo aver realizzato il bozzetto, devi assumere l'impegno che richiede maggiore abilità del lavoro, trasformare il bozzetto in un'illustrazione finita. Mi servo dei bozzetti come modelli e in base a questi realizzo uno o più disegni, sempre più dettagliati; quindi faccio qualche prova con i colori sopra gli originali o le fotocopie. Poi lavoro sul bozzetto finale dandogli profondità con la china e gli acrilici. Infine mi concentro espressamente sulle trame, la profondità, le luci e i particolari con i pastelli e ancora una volta con gli acrilici. Il tempo che dedico a ogni illustrazione varia a seconda della complessità del soggetto o alle dimensioni dell'originale, ma ci vogliono dai cinque ai dieci giorni... anche se spesso ci vuole più tempo di quanto mi converrebbe.

Per quanto riguarda i materiali che utilizzo, credo che ogni autore scopra (o crei) una tecnica che diventa perfettamente congeniale al suo temperamento o metodo di lavoro. Nel mio caso, il pennello è un oggetto sconosciuto e preferisco le matite ma ho bisogno di qualcosa che dia un colore più profondo. È così che ho scoperto i pastelli ad olio, che hanno un colore forte e simile ai colori a olio ma possono essere maneggiati come matite. Da quando li utilizzo ho sviluppato una particolare tecnica mista che mi permette di esprimermi con la massima fluidità.

I soggetti che vengono rappresentati, nascono dall'esperienza e dal background culturale di ognuno di noi. Nel mio caso, per esempio, la ruggine e i metalli logori possono arrivare dalla mia gioventù, da una vecchia discarica di locomotori a vapore che, quando ero lontano dal tavolo da disegno, fu un parco giochi straordinario. Sono stato influenzato anche dai classici della fantascienza che ho ereditato da mio fratello, dai fumetti e dagli aerei, dato che mio padre era aviatore e mia sorella paracadutista. Questa combinazione di esperienze personali è esattamente ciò che differenzia la visione del mondo fantastico di ognuno di noi. Normalmente non analizzo le cose da questo punto di vista, ma l'arte fantastica si confronta in modo palese con la nostra visione del mondo di quando eravamo bambini. Di solito faccio affidamento a ricordi presenti nella mia memoria per dare nuovamente vita a quella percezione del fantastico e li modifico per tornare a una sensazione di disagio o di paura davanti all'ignoto. Credo che creare un'opera di fantascienza basandosi sulla letteratura già esistente o sui film significhi creare qualcosa di seconda mano. Ciò non significa che non sia interessato all'originalità del tema in sé, ma che voglio lavorare servendomi di idee prese dai miei ricordi.

Quello dell'illustrazione è un campo fantastico in cui puoi sviluppare l'arte figurativa ad alti livelli, con uno spettro di possibilità molto ampio. Ogni artista può farlo a suo modo: dal classico concetto di illustrazione vista come interpretazione visiva, normalmente di un testo scritto, alla libera creazione di un Universo proprio, avvicinandosi maggiormente alla pittura. L'illustrazione ha ancora un brillante futuro davanti a sé. Nonostante esistano nuove forme di visualizzazione e di generazione di immagini, tutte necessitano della presenza di qualcuno dotato di sensibilità artistica. Sebbene molti illustratori stiano rivolgendosi verso nuovi generi di formazione tecnica, penso che l'illustratore del futuro rimarrà sempre uguale, solo più preparato nell'utilizzare nuove tecnologie e non solo capace di creare immagini statiche e bidimensionali. Allo stesso tempo, l'illustrazione tradizionale dovrà continuamente raffrontarsi con se stessa e le nuove forme espressive.

Personalmente, ho sempre preferito l'illustrazione libera oppure basata su un mio progetto, il che mi permette di sviluppare un'idea originale senza nessun genere di condizionamento. Accetto lavori su commissione, basati quindi su creazioni di altre persone, solo se poggiano su buone idee. Ma quando parliamo di cinema o multimedia, cambia tutto. In questi casi si tratta del lavoro di un gruppo del quale fai parte e per questo è molto stimolante.

Sono alcuni anni che lavoro con Isabel Molina, un'architetto e un'incredibile designer, collaboriamo nel campo dell'animazione servendoci di nuove tecnologie proprie del multimedia. In questo settore abbiamo realizzato due grandi progetti per videogame in CD-ROM: Silverheart, basato su un soggetto di Michael Moorcock e Starship Titanic, scritto e diretto da Douglas Adams. Sono entrambi scrittori molto bravi che si avvalgono di uno stile molto personale di fantascienza e insieme ai quali lavoriamo in completa libertà e con entusiasmo. L'ideale sarebbe applicare ai videogame sempre lo stile o il livello di qualità del cinema. Cosa molto difficile, ma non sempre impossibile quando si hanno a disposizione i mezzi adeguati e un buon team di persone.

Con i suoi pro e i suoi contro, il cinema possiede ancora una magia speciale, non solo per gli spettatori, ma anche per chi ci lavora. Nel caso di un illustratore o di un artista concettuale, l'esperienza di vedere i propri disegni trasformati in una magnificente scenografia è assolutamente incredibile. A volte lavoro come illustratore, altre come art director ma le proprie idee devono sempre essere condivise e confrontate con quelle del regista o del resto della troupe. Il che è particolarmente eccitante per me, dato che sono abituato a lavorare da solo.

Nel campo dei videogame, il lavoro concettuale è molto simile a quello del cinema. Ogni cosa viene prima disegnata e sviluppata sulla carta e poi "costruita" e animata sul computer. Il risultato dipende quindi soprattutto dal disegnatore 3D. Ho conosciuto molti creativi brillanti e alcuni altri altrettanto esperti sul piano tecnico ma che non hanno alcuna base artistica. Nel primo caso il prodotto finale è davvero strabiliante e nel secondo nemmeno tutta la potenza degli attuali computer può salvarci da un risultato terribile. Le possibilità offerte dal mondo del multimedia per essere applicate con successo alla messa in scena fantastica sono, in ogni caso, straordinarie.

Quando realizzo un'illustrazione fantastica o di design, tendo a leggere e a documentarmi su cose opposte a quello che sto facendo. È uno strano e controverso input di informazioni che mi libera dalle costrizioni impostemi dal genere. Ciononostante, devo il mio concetto di fantasy a scrittori come Silverberg, Clark, Bradbury, Asimov o Lem, ma anche a Borges, Kafka, Poe o Dante che mi hanno dato un particolare significato di fantastico.

Ovviamente, devo molto anche a un'infinità di disegnatori di fumetti, pittori e illustratori, che mi hanno influenzato profondamente, però vengo da una famiglia di grandi illustratori, così è a loro che devo, soprattutto a mio padre, la passione nei confronti dell'arte. Fu forse Frank Frazetta che fece nascere il mio interesse per l'illustrazione, così come alcuni classici di Frank Robbins, Harold Foster o José Luis Salinas mi appassionarono ai fumetti. Ma tra tutti, quelli che considero i miei maestri sono, senza dubbio, il disegnatore Juan Zanotto, il pittore Álvaro Izurieta, l'illustratore Karel Thole e il grande autore di fumetti Ricardo Barreiro che, tra le altre cose, mi ha impartito un corso accelerato per imparare a usare l'immaginazione. Al momento sono influenzato da artisti più giovani, che ammiro per le straordinarie capacità di dinamismo, originalità e sensualità che infondono nelle loro opere. La nuova generazione è stata esposta ad elementi che noi non conoscevamo, come i fumetti giapponesi o il mondo dei computer e questo permette loro di creare opere diverse, dotate di invidiabile vitalità e audacia.

Provo interesse nei riguardi di alcuni periodi della storia dell'arte e dell'architettura. Cerco di apprendere il più possibile da queste fonti di ispirazione e le studio, per quanto senza metodo ma con molto entusiasmo. Il cinema è stato un media molto importante nella mia vita. Potrei parlare per ore e ore della mia passione per Wells, Fellini e altri registi. Per quanto riguarda il cinema propriamente fantastico mi ricordo ancora quando ero bambino e rientravo a casa dopo aver visto un film di Harryhausen e disegnavo come ossessionato per settimane, stimolato da quelle meraviglie. Le settimane divennero anni... ed eccomi qua! »


di Oscar Chichoni
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