Sanpei Shirato

Sanpei Shirato, vero nome Noboru Okamoto, nasce a Tokyo il 15 febbraio 1932. È figlio d'arte: suo padre, Tôki Okamoto, era un famoso pittore politicamente schierato a sinistra.
La prima esperienza artistica di Shirato avvenne molto presto, subito dopo aver terminato le scuole medie, si cimentò con il Kamishibai, un particolare tipo di teatro di strada che prevedeva lo scorrimento di immagini disegnate su carta spessa, accompagnate dalla recitazione di un copione. Questo tipo di intrattenimento godeva, al tempo, di enorme successo, e continuò ad averlo fino all'arrivo del grande gigante mediatico: la televisione.
Quando le cose cambiarono, Shirato - come molti altri autori di kamishibai - si riciclò come mangaka, producendo i suoi primi lavori tramite il mercato del kashihon, un sistema per cui i manga (o i libri, più in generale) venivano distribuiti attraverso qualcosa di simile a biblioteche a pagamento.
Shirato si dilettò fin dall'inizio a scrivere di ninja e più in generale del Giappone feudale, protagonisti indiscussi della sua produzione. Al tempo (siamo negli anni '50) erano molto di moda le storie di ninja, anche se il genere che andava per la maggiore era piuttosto lontano dal realismo che l'autore preferirà usare successivamente. I libri che spopolavano nel Giappone del tempo contenevano storie tra il pulp e l'erotico, in cui i ninja erano rappresentati quasi come stregoni, o comunque uomini dotati di conoscenze magiche e fuori dal comune.
Shirato prese spunto da questa tendenza, riscrivendo completamente il genere.
Lo scenario prediletto è ovviamente il Medioevo nipponico, ma il lettore attento si accorgerà subito che l’ambientazione medievale è solo un pretesto, usato dall’autore, per rappresentare la realtà contemporanea. I suoi personaggi dunque si muovono nel medioevo, ma il mondo descritto è quello in cui l’autore vive, le prevaricazioni sociali, le ingiustizie, le violenze sono rimaste inalterate col passare dei secoli, e ciò che affliggeva i vari Kamui, Sasuke o Kagemaru affligge allo stesso modo la popolazione dell’odierno Giappone.
Il mondo rappresentato da Shirato è permeato di un forte realismo, di pessimismo e - soprattutto – traspare un'ottica fortemente rivolta a sinistra. Il suo primo grande lavoro, autentico capolavoro, è stato Ninja Bugeichô Kagemaru den (Fascicolo delle arti marziali ninja, la leggenda di Kagemaru). Questa storia aveva connotati marxisti tanto marcati da risultare una delle letture più frequenti nelle università del periodo (1959-62), tra gli studenti che al tempo protestavano contro l'entrata del Giappone nell'alleanza atlantica. Da Ninja Bugeichô, venne anche tratto un film, per la regia del maestro Nagisa ´shima che ricalcava lo stile del Kamishibai.
Tuttavia, il mercato del kashihon non poteva garantire a Shirato la sufficiente popolarità per sfondare nel mondo dei manga, a causa della sua limitata diffusione. Negli anni '60, però, le case editrici si accorsero che il pubblico che acquistava i manga non era limitato ai soli bambini, ma che si estendeva sempre più anche agli adolescenti e agli adulti.
Il mercato aveva dunque bisogno di autori come Shirato, occupati in storie impegnate, dure, a volte molto violente, sicuramente inadatte a un pubblico, ma appetibili ad un pubblico più maturo.
Shirato fu quindi contattato dalle più importanti case editrici e nello stesso periodo cominciò anche a pubblicare alcuni lavori su Garo, prestigiosa rivista d'elite fondata nel 1964, sulla quale, ad esempio, fece la sua prima comparsa un altro dei suoi più grandi capolavori, la saga di Kamui Den, che garantì alla testata un pubblico costante e affezionato.
Shirato si dedicò anche ad altre opere ambientate nel mondo dei ninja, come Sasuke (il cui anime venne trasmesso anche in Italia con il titolo “Sasuke il piccolo ninja”) e Watari, ma la sua produzione comprende anche genere diversi, come lo shôjo manga, anch'esso trattato con forte realismo e, per molti versi, atipico, il western, e un manga di argomento mitologico, “Bacchus”.
La grande attenzione dell’autore nei confronti della natura, che attraversa trasversalmente tutte le sue opere, è l’elemento cardine di lavori quali Seton dôbutsuki (Cronache zoologiche di Seton), con cui vinse il premio Kôdansha per i fumetti per l’infanzia, nella quarta edizione del 1963.
Stilisticamente parlando, il tratto di Shirato risente molto sia dello stile pittorico del padre che dei lavori di Tezuka, da cui viene fortemente ispirato per ciò che concerne la "tecnica cinematografica" della narrazione. Ad un occhio abituato ai eccessi dello stile dei mangaka contemporanei, il suo tratto può apparire essenziale e tirato: in realtà è assolutamente funzionale al tipo di storia narrata, trasmettendo una sensazione di grande dinamismo e potenza, nonché un perfetto bilanciamento delle tavole che a volte sfiorano la perfezione, con il passare degli anni il tratto evolverà verso uno spiccato realismo.
È in questo periodo che si colloca la storia da noi edita Akame, The Red Eyes pubblicata nel 1998 dalla Shogakukan narra delle spietate scorribande ad opera di un signorotto locale di nome Nobuhira ai danni dei contadini del luogo, questi vessati e ormai allo stremo per i continui soprusi, trovano rifugio nelle rivelazioni di un misterioso monaco che ne attribuisce le cause ad una maledizione da parte degli Akame, spiriti residenti nei conigli, elemento fondamentale della dieta della popolazione, i conigli divengono così oggetto di venerazione, sconvolgendo in breve tempo l’ordine terroristico imposto dal feroce feudatario. La storia propone tavole di rara bellezza e rivela uno Shirato al massimo della sua evoluzione grafica e stilistica, tutti i temi cari al geniale autore sono presenti, ne esce un quadro fosco dei rapporti di potere in cui coloro che lo detengono non esitano ad esercitarlo violentemente, senza alcuna considerazione del prossimo, per soddisfare le proprie turpi aspirazioni.
Shirato mostra un mondo irrimediabilmente pervaso da un pessimismo malinconico, a volte romantico. I suoi eroi sono spesso antieroi: pieni di debolezze, sbagliano, o comunque si trovano a combattere dalla parte dei perdenti, e proprio attraverso ciò si manifesta la dimensione eroica giapponese, totalmente antitetica a quella occidentale, in cui spesso l’eroe soccombe attraverso il sacrificio e, come il leggendario Yamato Takeru, (eroe per antonomasia della mitologia giapponese), assurge allo stato di leggenda.
Ma la profondità delle riflessioni che le sue storie invitano a fare, sulla crudeltà degli esseri umani, sulla sofferenza, sulle prevaricazioni sono i motivi del “successo senza tempo” di questo straordinario autore.


Scheda biografica a cura di Sara Marmai

shirato.splinder.com


di Sanpei Shirato
Hazard ha pubblicato la serie in quattro volumi

Kagemaru den
La leggenda di un ninja




e l’albo
Akame. The Red Eyes