Milano, Pal. Bagatti Valsecchi – 1° - 31 marzo 1997
Il mosaico Battaglia

«Ero legato a Dino Battaglia da un'autentica, profonda amicizia più che da motivi di lavoro. E pur vero che in anni lontani, era il 1955, la Casa editrice, in cui il mio ruolo era all'epoca più o meno quello di fattorino, gli aveva commissionato "El Kid", una breve collana dedicata a un giustiziere del West che potremmo definire un concorrente casalingo di Tex. In quel momento Battaglia, ancora all'inizio della carriera, non aveva scelto unà sua strada definitiva e si stava mettendo alla prova con le più disparate espressioni grafiche: illustrazioni di libri, bozzetti pubblicitari, fumetti... Tutti pensa vamo che con il passare del tempo avrebbe potuto trasformarsi in uno di quei "regolari" macinatori di immagini di cui una Casa editrice di prodotti seriali aveva bisogno, allora come oggi. Io però fui il primo a essere contento quando, terminata la serie di "El Kid", Dino fece scelte diverse, maggior mente in sintonia con le sue straordinarie doti artistiche. Molto tempo dopo, i nostri frequenti incon tri (le cene cucinate da sua moglie Laura, le gite a Venezia, le serate passate al cinema) ci riportaro no a formulare progetti comuni che si materializzarono in L'uomo della legione, L'uomo del New England e nelle bellissime tavole dell'Ispettore Coke. In queste occasioni Battaglia mi dimostrava la sua totale complicità inserendo nelle sue storie gli elementi avventurosi che sapeva vicini al mio immaginario. Così vedevo nascere sotto i miei occhi sequenze che mi riempivano di emozione: ecco il legionario che avanza caùtamente fra le dune, ecco la canoa indiana che scivola leggera sul fiume, ecco i docks di Londra immersi in una nebbia dove tutto si dissolve nella poesia dell'indefinibile... E fra una storia e l'altra Battaglia intagliava nel legno i suoi meravigliosi soldatini, lasciandorni capire - ma senza mai dirmelo esplicitamente e con fermando quel pudore che da sempre aveva caratterizzato la ~ostra amicizia - che molti di essi (lo zulu, il pellerossa, il marine) sarebbero poi finiti nella mia collezione. Per quanto mi riguarda, le motivazioni personali appena accennate sarebbero state già sufficienti perché io pensassi di far allestire questa mostra ma, in verità, esistono ben altre e più valide ragioni oggettive legate all'altissimo valore artistico di questo autore. Battaglia non ha avuto una vita facile nel mondo dei fumetti. Ha dovuto mediare la sua attività con esigenze editoriali che forse gli erano estranee, è sceso a compromessi con le sue ambizioni, ha dovuto piegarsi a richieste spesso poco gradite. Tutto quello che ha fatto, in ogni caso, è stato grande: qualunque fosse il mezzo, qualunque fosse l'obiettivo, chiunque fosse il committente. Ebbene, oggi, quattordici anni dopo la sua scomparsa, ho voluto riunire in questa mostra i vari ele menti del "mosaico" Battaglia: opere diverse create per lettori diversi, per far vedere finalmente nella sua globalità il lavoro di un artista che sapeva muoversi con la stessa abilità e con la stessa ele ganza, sia quando rivisitava i racconti gotici di Poe e le vite dei santi sia quando ricreava gli universi realistici dell'avventura esotica e quelli fantastici della fiaba. Considerarlo un maestro, oltre che un amico, è sempre stato per me il modo migliore per ricordarlo. »

Sergio Bonelli

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