Milano, Palazzo Bigatti Valsecchi, 6 nov.-8 dic. 1996
Nera, macabra, morbosa, eccessiva: l’alchimia di Giger

Hans Rüdi Giger

«La fine di un secolo è sempre una data importante, perchè diventa la soglia ideale che si attraversa per entrare in un mondo nuovo. La fine di un millennio poi, reca con sè anche una sorta di fardello universale: è il giro di boa per l'umanità intera, I'ingresso ufficiale nel futuro, in un mondo che la fanta scienza di più di un secolo ha consacrato come qualcosa di lontanissimo e misterioso. H. R. Giger ha cominciato ad intuire questi concetti alla fine degli anni Sessanta, immaginando il biomeccanoide. E da allora il futuro è diventato qualcosa di molto diver so da ciò che l'iconografia classica della fantascienza aveva sempre rappresentato, immaginandolo come la: mutazione del “contenitore», del luogo in cui viviamo e ci muoviamo, di ciò che è intorno a noi, del mondo inteso come un involucro in cui l'uomo si sarebbe trovato più o meno a suo agio: la grande intuizione di Giger è che il futuro, la macchina, la comunicazione avrebbero mutato non il contenitore, ma il contenuto, cioé l'uomo stesso: strutturalmente, biologicamente, geneticamente. Giger, quindi, esprime la provocazione più estrema; la: soluzione per tornare ad essere padroni del proprio destino è quella di unirsi fisicamente alla macchina, un incesto che riunisca il come al perché. Una mutazione psicofisica e genetica per riunire le estre mità, la nascita del biomeccanoide, della macchina uomo, sesso e metallo, sangue e bit in un'unica soluzione. La forza di ogni artista risiede spesso nella capacità di intuire e spesso anticipare le tendenze e le culture. La tensione che impone ad un pittore di esprimersi attraverso le sue tele è sempre lo specchio inconscio della sua anima e l'anima dell'artista è spesso il primo varco ln cui si fa strada il segno dei tempi. Che cosa ha spinto Picasso a deformare il canone figu rativo della sua epoca se non una intuizione geniale di ciò che sarebbe stato il Novecento? E cosa può spingere Giger a concepire le sue gelide ed incredibili creature postumane e ad immaginarle in sce nari cupi e sconvolgenti se non una percezione dram matica del tempo come increspatura distorta dello spa zio in cui fare emergere cristallizate le sue visioni? Il tempo come simbolo di mutamento, ma anche come presenza assoluta,come motivo di generazione e di dis soluzione della realtà che ne rimane prigioniera: I'attimo infinito che non comincia e non si conclude. H.R. Giger è uno di quegli autori che scardina il senso comune della bellezza per tramutarlo in misterioso incubo, che comunque affascina e sconvolge chi si avvicina ad una sua opera. Ed oggi noi ci accorgiamo che l'incubo di Giger è anche il nostro, alla fine di un secolo che è stato forse il più intenso nella storia umana. Le sublimi e terribili creature di Giger ci danno quindi il senso di un futuro/presente perfetto e mostruoso, domi nato dalla lucida follia delle macchine e ricreato in funzione di esse.
Nessuna illusione ideologica, ma solo un sentimento violento di sopravvivenza, la ricerca di un rapporto con la velocissima ed incalzante civiltà delle macchine e la scelta/necessità di "essere" la tecnologia per non esser ne posseduti. Un segno di volontà e quindi di vita.
Scrive a proposito di Giger, Timothy Leary:
“Giger, preciso come la lama di un rasoio, seziona parti del mio cervello e le trasferisce sulla tela; August Kekulé von Stradonitz, scopritore della tetravalenza del carbo nio, sognò del serpente che si morde la coda, dando così inizio all'epoca d'oro della chimica. Einstein sognò di fluttuare in un ascensore, capì il princi pio della relatività e diede inizio così all'epoca d'oro della fisica. Ed ora Giger. Egli ha attivato i circuiti del suo cervello che controllano la politica monocellulare del nostro corpo, delle nostre tecnologie botaniche, delle nostre macchine di aminoacidi. (...) In queste opere ci vediamo come embrioni striscianti, come creature fetali, protette dall'involucro dei nostri ego in attesa del momento della metamorfosi e della rinascita; vediamo le nostre città, la nostra civiltà, come arnie, formicai popolati da creature diverse. Vediamo noi stessi. L'era delle città é finita. Certamente nessun uomo libero e intelligente vorrebbe trascorrere la sua vita come un roditore, misterioso e spettrale, in una metropoli caverni cola. Ogni cittadino è come una larva embrionale che aspetta di tramutarsi in un essere cangiante, che vola in alto. I quadri di Giger sono segnali di una mutazione.»
Visionario, profetico, surreale, è difficile etichettare l'arte di Giger, che tra pittura e scultura si pone tra un iperrea lismo di sconvolgente efficacia ed una grafica lucida e netta che nella sua complessità si rivela gelidamente astratta. Da più di 25 anni Giger ha anticipato il futuro, divenendo celebre attraverso le due forme di espressione artistica che hanno dominato e segnato profondamente questo ultimo scorcio di millennio: la musica ed il cinema. Da Alien a Dune, da Emerson Lake & Palmer a Blondie, H.R. Giger ha illustrato e immaginato i sentimenti e le paure profonde della fine di un millennio.»

Luigi Pedrazzi, Arteutopia

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